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Colui che rese i battiti, melodie

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16 dicembre 1770. Esattamente 270 anni fa nasceva Ludwig Van Beethoven. Sin da bambino fu evidente il suo atteggiamento tetro e sospettoso, suscettibile e misantropo. Aveva eccessi di collera insensata e nell’ abitazione in cui viveva da scapolo, non c’erano servitori disposti a tollerare il suo nervosismo. Autore di meravigliose opere, a Beethoven dobbiamo la creazione de “L’ Eroica”, sinfonia in mi bemolle, che all’inizio sconcertò il pubblico e la critica, tanta era la novità che racchiudeva. La Sinfonia n. 5 è forse l’opera che meglio rappresenta il temperamento tumultuoso dell’artista. Il quarto tempo della Sinfonia n. 9 in re maggiore contiene le note dell’Inno alla Gioia, proprio quelle dell’inno dell’ Unione Europea. Tra le sonate ricordiamo “Chiaro di Luna” e la celeberrima “Per Elisa”.

Come è comunemente risaputo, già intorno ai trent’anni Beethoven dichiarava di avere difficoltà a sentire i discorsi di persone che parlavano a bassa voce ed il senso di prostrazione derivato da tale disagio, lo portò a tentare il suicidio. Nel 1819, Beethoven era completamente sordo, ma ciò non gli impedì di comporre: la celebre Sinfonia n.9 con l’ Inno alla gioia fu scritta proprio nel 1824.

Beethoven fu sfortunato in amore, si innamorò due volte. Alla sua morte fu ritrovata una lettera dedicata alla sua “amata immortale”, donna la cui identità è tuttora ignota… e così probabilmente rimarrà. Sia come sia, il suo ideale di amore totalizzante, l’energia propulsiva della vita che si può cogliere nelle sfumature di un viso di donna, traspare dalle sue note. Egli riuscì a trovare nella musica ciò di cui la vita lo stava lentamente privando. Secondo l’ipotesi di alcuni ricercatori, molte delle composizioni del musicista rifletterebbero le aritmie cardiache di cui è verosimile soffrisse. Sembra proprio che i motivi ritmici della sua musica fossero trasposizione delle irregolarità del suo cuore.

Il musicista è l’ennesimo esempio di artista capace di trasformare le proprie fragilità in arte in grado di eternarsi. La musica era dentro Beethoven, si muoveva come un fiume in piena nella sua anima creatrice e così fu riversata sulle note di un pentagramma. La sua musica resta meravigliosa perché nata protetta dal muro esterno del progressivo dissolversi dei suoni che allontanava il compositore dal mondo circostante, ma lo avvicinava al suo universo interiore. Beethoven riuscì a far suonare il silenzio, ritraendo in musica le sue aritmie, rendendole così eterne melodie.

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