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COLPEVOLE, COLPEVOLE, COLPEVOLE

A cura di Valerio Francesco Silenzi

Il 25 maggio 2020 veniva ucciso George Floyd. La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo la diffusione del video dove vengono immortalati gli ultimi minuti di vita dell’uomo afroamericano, la popolazione è insorta, sfilando a migliaia nelle strade di tutto il mondo sotto il motto “Black lives matter”. Non potevano più passare inosservate le violenze compiute (e che tuttora continuano) dagli agenti di polizia americani nei confronti della comunità nera statunitense, agenti di una nazione che si vanta di essere la più equa e democratica del mondo ma dove la polizia agisce secondo un modus operandi che varia dal colore della pelle del sospettato.

Poche ore fa è terminato il processo che vedeva Derek Chauvin, il poliziotto che ha tenuto per nove minuti il ginocchio premuto sul collo di Floyd, principale imputato per l’omicidio. Le accuse a suo carico erano tre, omicidio colposo, di secondo grado preterintenzionale e di terzo grado. Le difese portate a favore di Chauvin principalmente erano: le dichiarazioni di un medico legale chiamato dalla difesa che affermava che la morte di George Floyd era dovuta ad un attacco cardiaco avvenuto durante l’arresto scatenato da un farmaco, il Fentanyl, di cui l’afroamericano faceva uso; le dichiarazioni di un esperto delle forze dell’ordine che ha dichiarato che il comportamento dell’ex poliziotto di Minneapolis è stato consono alla situazione trattandosi, secondo lui, di una condizione di pericolo imminente; il tentativo della difesa di dimostrare che le azioni di Chauvin sono state anche dovute dal comportamento “ostile” dei passanti. Di contro l’accusa ha smentito il parere medico della difesa portando un altro referto, del dottor Martin Tobin, noto esperto di malattie polmonari, dove è scritto che la morte è sopraggiunta per carenza di ossigeno dovuta alla pressione del ginocchio sul collo di Floyd; inoltre sono state ben 45 le testimonianze contro l’imputato composte da ex colleghi, il capo della polizia di Minneapolis, l’ex direttore del programma di addestramento della polizia di Minneapolis e vari testimoni.

La decisione dei giurati non è tardata ad arrivare (solamente 10 ore per deliberare): Derek Chauvin è colpevole di tutti e tre i capi d’accusa, e adesso rischia fino a 75 anni di reclusione (in caso di massima condanna).

Ad accogliere la notizia molti manifestanti in tutto il mondo ma soprattutto la famiglia di George che ha ricevuto anche la chiamata del presidente Joe Biden che in precedenza si era apertamente schierato per la condanna dell’ex poliziotto. Ci si chiede se l’epilogo sarebbe stato lo stesso se questo caso non avesse avuto tutto questo seguito, l’unica cosa che sappiamo adesso è che questa condanna varrà come precedente per ogni altro futuro processo per un crimine di violenza su base raziale e che finalmente è stata fatta giustizia per George Floyd, un uomo come chiunque altro, nato con l’unica colpa di avere la pelle del colore sbagliato.

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