Jay Gatsby: L’albatros degli anni ruggenti

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A cura di Greta Di Cicco

Il 10 aprile del 1925 veniva pubblicato da Francis Scott Fitzgerald, “Il Grande Gatsby”, opera che ebbe un successo straordinario e che pose lo stesso autore nell’Olimpo della letteratura mondiale.

Volendo sorvolare sulla trama raccontata da Nick Carraway e meravigliosamente capace di rendere il messaggio dell’autore, si potrebbe dire che l’opera abbia come sfondo un tema principale: il sogno americano. Ambientato nell’estate del 1922, il racconto non si pone l’obiettivo di narrare i cosiddetti roaring twenties descrivendoli come anni caratterizzati dal divertimento, dalla musica, dai party o da abiti invidiabili. L’autore intende dipingere il sogno americano in maniera totalmente opposta ed esaltandone le caratteristiche, ne decompone la falsità. 

Gli anni ruggenti sono anni che tentano disperatamente di dimenticarsi della guerra da poco affrontata, ignari del tracollo  finanziario che da lì a poco si sarebbe abbattuto sulla società. 

Fitzgerald descrive i suoi protagonisti come l’incarnazione di quell’ipocrisia. Sono tutti illusi. Tranne uno: Jay Gatsby.

Gatsby è forse l’illuso per eccellenza, fonda e vive la sua vita nell’attesa e nella speranza, ma è l’unico personaggio in grado di sfruttare il sogno americano per realizzarne uno personale a cui ha dedicato tutta la sua esistenza. 

Il passato di Jay è ignoto ai più, ma altro non è che la creazione di un personaggio, di un meraviglioso uomo che dedica ogni suo respiro di speranza a Daisy, proprio la cugina di Nick, suo grande amore dai tempi della gioventù.

Fitzgerald non fa che seminare lungo tutta la trama, critiche al sogno americano. L’auto di Gatsby altro non è che il simbolo della corruzione e della pochezza d’animo che caratterizzava gli uomini del tempo. Jay si assumerà la colpa per aver ucciso Mirtle poiché Daisy non ne avrà il coraggio. La meravigliosa e sfavillante villa di Gatsby era sempre ricolma di invitati, ma nessuno di questi si degnerà di presentarsi al suo funerale. 

La musica jazz assordante dei locali, per Gatsby è una melodia dolcissima di sottofondo che accompagna la sua speranza ed il suo sogno che varranno ogni giorno della sua vita. “Il grande Gatsby” è un romanzo che parla di amore, ambizione e successo ma allo stesso tempo condanna la disillusione, la crudeltà e la fine dei sogni giovanili.

Daisy incarna ogni aspetto negativo del suo tempo, era la luce verde di Gatsby, il raggiungimento ed il compimento di un sogno, l’attesa di una vita. Ogni festa era per lei, ogni invito, ogni canzone, ogni giorno non trovavano compimento se non nella speranza di poterla rincontrare nuovamente.

Gatsby rischia di impazzire, di distruggere da solo il ruolo che si era faticosamente creato, la reputazione che lo aveva portato a diventare il grande Gatsby.

E la luce verde è il simbolo di tutto questo, un sogno irraggiungibile ma vivo nella speranza, il faro di un amore degno (o forse non così tanto) di essere cercato senza tregua.

La Daisy di Gatsby, la sua adorata Margherita ha purtroppo scelto il petalo del “non m’ama” per abbandonarlo impietosamente. 

Jay morirà per colpa sua, nell’illusione di una chiamata che mai arriverà e di un’attesa che mai imparerà a finire.

Nella meravigliosa trasposizione cinematografica con Leonardo DiCaprio, il protagonista muore a braccia aperte con un sorriso illuso sul volto, nella sua piscina, guardando la Margherita che sul fondo aveva fatto disegnare.

Gatsby non ha raggiunto la sua luce verde, ha provato a sfiorarla ma lei non si è mai avvicinata, era così grande da generare quasi solo ombra, la stessa che ha risucchiato Jay portandolo alla morte.

Il grande Gatsby è il simbolo della speranza e dell’attesa che trovano forza nel passato e sembrano degni di valere una vita. Come una “barca contro corrente risospinta senza posa nel passato”, Gatsby avrebbe voluto rivivere il suo essere stato nella speranza di renderlo presente perenne ed è proprio sognando di esserci riuscito che perde la vita. 

Jay è l’unico personaggio in grado di rimanere ancorato a un sogno, uno autentico di amore e di speranza ed è così che Fitzgerald lo fa uscire di scena. Jay vedeva tutto attraverso gli occhi di Daisy, ogni cosa era per lei perché lei era il SUO sogno, incorruttibilmente eterno nella corruzione dilagante che circondava tutti.

La luce verde sul pontile di Daisy era il compimento di una vita e gli sembrò così vicino da ritenere impossibile di non poterlo afferrare. E invece la luce era già dietro di lui, la sua ombra imponente e spietata lo aveva inghiottito lasciandolo solo anche il giorno del suo funerale. 

Nessuno piangerà sulla sua tomba. Daisy non porterà nemmeno un fiore, scapperà di fronte ad un amore così sincero perché incompatibile con le mode del tempo e sceglierà la via della menzogna ricoperta di ricchezze… seppur effimere, ma evidentemente più adatte alla sua natura. Soltanto Nick gli resterà accanto, raccontando la sua storia e ammirando un uomo in grado di fare di un sogno una speranza così intensa da risultare tangibile.

Gatsby è un albatros tra i marinai, che lascerà un mondo corrotto col privilegio di poter credere che quella luce lo accompagnerà in ogni suo domani. 

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