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L’esilio: Lo sradicamento nella letteratura, nella storia e nella modernità

Il sentimento di amore verso la propria patria è sempre stato oggetto di nobili ideali. Cosa sarebbe l’uomo senza il senso di appartenenza alla propria terra, senza quel legame profondo e indissolubile colmo dei primi veri affetti che hanno dato forma alla sua esistenza?  Lo sradicamento è un concetto molto complesso e flessibile, il cui significato sembra assorbire molteplici forme. In letteratura, l’esilio è la condizione di esclusione che spesso induce l’autore ad estraniarsi dall’ambiente in cui vive e a rifugiarsi nella scrittura, la sua unica vera patria.  In ambito politico, invece, come ci raccontano i fatti storici, i miti, e la letteratura stessa, lo sradicamento è inteso come esilio politico che vieta agli oppositori o ai traditori, di ritornare nel luogo d’origine dove sono stati condannati, che sia la città o lo Stato stesso.

Dante Alighieri è il simbolo per antonomasia dell’esilio politico forzato.

Quando intraprese la carriera politica a Firenze, aderì ai guelfi bianchi ostacolando le scelte pontificie, condannato dunque alla perenne fuga tra i potenti signori. Eppure, Dante continuerà sempre a scrivere: “Nulla è tanto dolce quanto la propria patria e famiglia, per quanto uno abbia in terre starne e lontane la magione più opulenta.”

Dante e Lev Trotsky, sebbene distanti di alcuni secoli, durante un così difficile periodo della loro vita hanno continuato a battersi per i propri ideali, non curandosi delle possibili conseguenze, calati appieno nella realtà politica del loro tempo.

Lev era infatti il compagno fedele di Lenin e la sua futura situazione di esule dal governo di Stalin, non gli impedì di scagliarsi violentemente contro le degenerazioni dello stato operaio.

Col passare dei secoli si è visto come gli individui venissero esiliati per aver tradito la fiducia dei potenti o per essersi schierati fin da subito contro di loro; con Ugo Foscolo però assistiamo invece all’avvenimento contrario : è l’intellettuale che avendo ricevuto una delusione dal potente Napoleone Bonaparte, verso il quale riponeva tutta la sua fiducia, decide egli stesso di andare in esilio. Infatti, nel sonetto “A Zacinto” il poeta essendo deluso esprime la sofferenza da egli provata , affermando : “Né più né mai toccherò le sacre sponde, ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia […]”; decide dunque di lasciare la patria a cui non sente più di appartenere , e di errare alla continua ricerca degli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza, i valori promossi dalla Rivoluzione francese, vagando con la speranza di trovarli in un altro luogo. Foscolo morirà deluso in terre lontane e sconosciute.

Dopo l’unità d’Italia le cose cambiarono rapidamente. Con Giovanni Verga, la condizione di disagio non è più prodotta dall’esilio all’estero, ma, come afferma l’autore nelle sue opere, dal predominio economico e morale delle banche e delle industrie, che distrugge gli entusiasmi giovanili e induce al cinismo, al disprezzo della società capitalistica e dell’ambiente in cui si vive, dove la classe portante diventa la medio-borghesia e i valori morali perdono la loro importanza, lasciando spazio all’interesse lucroso della società.

Ma oggi cosa intendiamo per esilio? Il suo significato è oggi intrinseco nel fenomeno dell’emigrazione e della diversità, sono dovute anche al disagio interiore dell’individuo e diventano quindi morali e psicologiche. Oggi l’esiliato è un “Rosso malpelo”, un ragazzo orfano e “malvagio” in una comunità di lavoratori che lo obbligano a isolarsi del tutto, solo perché diverso. Oggi esiliare significa sradicare l’individuo dalla propria patria, dall’ambiente familiare o sociale in cui vive, rendendolo un albero senza radici. Nella nostra epoca, l’emigrazione è infatti un processo che ha visto sempre più persone andare in fuga verso più grandi orizzonti nel tentativo di provare a realizzare i propri sogni, una sorta di esilio auto-indotto. Sono motivi come le guerre, scarse opportunità lavorative o esigenze di studio, che spingono tanti giovani, ad immergersi in viaggi tanto rischiosi quanto straordinari.  Gli ideali alla base della fuga spesso superano la sofferenza e danno la forza di lasciarsi alle spalle la propria nazione senza sapere quando, o come, vi faranno ritorno.

“Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale” 

-Dante Alighieri, La Divina commedia, XVII canto, Paradiso

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