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A cura di Alessandro Colletta

Si è conclusa la visita di Mario Draghi in Libia e il nostro premier è stato accompagnato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. I punti principali dell’incontro sono stati i rapporti di amicizia tra Italia e Libia, la creazione dell’unità libica nazionale e l’immigrazione.
Draghi ha espresso soddisfazione per il modo in cui la Libia sta gestendo la crisi dei fenomeni migratori e il salvataggio dei migranti.
Ma la situazione è davvero così rosea come la definisce Mario Draghi?
In realtà non lo è affatto, il già delicato e complesso scenario geopolitico non è stato di alcun aiuto per quanto riguarda la situazione dei migranti, i quali spesso si ritrovano ad essere bloccati in Libia in condizioni disumane. Ci sono diverse testimonianze e report che confermano le condizioni disumane in cui i migranti sono costretti a vivere durante i periodi di detenzione in Libia.
Alessio Romenzi, fotoreporter professionista che da anni riporta la realtà dei fatti in Medio Oriente e in Nord Africa, è riuscito ad entrare nei centri di detenzione dei migranti. Le condizioni igienico-sanitarie sono pessime: ci sono persone malate di scabbia a cui è negato l’accesso alle cure, ci sono malati di tubercolosi perché lì, in posti piccolissimi dove sono stipate centinaia di persone, le malattie si diffondono molto più velocemente.
Inoltre, ci sono testimonianze delle torture a cui molti immigrati vengono sottoposti in Libia. Da anni giornalisti, organizzazioni umanitarie e agenzie delle Nazioni Unite denunciano ciò che accade in quei luoghi dell’Inferno ma nonostante ciò le dichiarazioni dei vari premier e ministri degli Esteri italiani che si sono susseguiti continuano a essere coperte dal solito velo di ipocrisia che emerge quando si discute di diritti umani ma non solo, si continua a parlare di impegno della Libia e dei salvataggi fatti dalla Libia quando la realtà dei fatti è ben diversa.
I migranti vengono sottoposti a frustate e bastonate, spesso le donne ma anche gli uomini sono seviziati e diventano vittime di stupro: Bani Walid è uno dei tanti luoghi dell’orrore dove i migranti vengono sottoposti a torture finché loro stessi o le loro famiglie di appartenenza non paghino i soldi della cauzione per lasciarli andare via e di conseguenza, lasciarli partire per il viaggio della speranza che si compie nel mar mediterraneo.
Le “black room” sono soprannominate le stanze dove le atrocità vengono compiute…questa realtà dei fatti spesso sfugge a una certa fazione politica che ha fatto del “rispediamoli a casa loro” il proprio cavallo di battaglia propagandistico con il quale si può nascondere la realtà dei fatti davanti una massa di persone che sembra vivere in un mondo completamente diverso dalla realtà.
A luglio il Parlamento italiano ha finanziato ben 58 milioni di euro destinati alla Libia. Quei soldi sono stati usati per finanziare i boia della guardia costiera libica, i quali prima fermano le partenze e poi rinchiudono i migranti nei centri di detenzione.
Davanti la mancata partenza di un barcone pieno di vite umane che cercano speranza molti hanno festeggiato in precedenza, senza però sapere che fine potessero fare le persone a bordo.
Forse Draghi e tanti altri personaggi che appartengono alla politica italiana dovrebbero imparare la differenza tra chi salva davvero vite umane ( Medici Senza frontiere, Open Arms, Sea Watch ecc.) e chi invece quelle vite umane le disprezza.

Sappiamo tutti che la Libia è un punto strategico per l’Italia poiché sono presenti numerosi giacimenti petroliferi dell’Eni, forse alzare la voce in materia di diritti umani equivale a mettere in pericolo le riserve petrolifere italiane.
La realtà dei fatti è che c’è una crisi umanitaria causata da secoli dal neocolonialismo e delle persone innocenti ne stanno pagando le conseguenze, in più il finanziamento della primavera araba da parte dell’Occidente non ha affatto aiutato la stabilità del Nord Africa. Da anni una certa parte della politica tenta di criminalizzare il salvataggio in mare, da anni vengono diffuse fake news su quella che è la vera situazione in Africa e in particolare sulla situazione in Libia.
È fin troppo facile pulirsi la coscienza dicendo “aiutiamoli a casa loro”, è troppo facile parlare di invasione e di sostituzione etnica per creare la psicosi e il panico tra le persone.
Ciò mi fa riflettere su quanto ormai la politica metta l’interesse economico e la sete di potere davanti ai principi fondamentali come i diritti umani. Chiunque non si alzi in piedi per denunciare ciò che accade dall’altra parte del mar mediterraneo è complice del male che altre vite umane come noi stanno passando in questo momento.
Non si può negare l’evidenza quando ci sono reportage, foto dei centri di detenzione, foto delle schiene massacrate dalle fruste o dai tubi di gomma, testimonianze di chi è riuscito a fuggire da quell’inferno.
La Libia non fa salvataggi, caro premier, la Libia tortura e uccide.

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