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ISRAELE E PALESTINA: UNA FERITA CHE NON SI RIMARGINA

Vorrei fare una premessa a questo articolo: è inevitabile essere di parte quando si riconosce chi è l’oppresso e chi l’oppressore. Mi riferisco a ciò che sta accadendo in Palestina, dove la situazione è degenerata a causa dell’espansionismo di Israele nel territorio palestinese.

Immaginate di svegliarvi una mattina e trovare dei soldati nella vostra proprietà che vi intimano di andarvene all’istante perché quel territorio ora appartiene allo Stato d’Israele. Immaginate che quella è la terra dove i vostri antenati hanno deciso di mettere su famiglia: il vostro sangue, la vostra cultura e la vostra fede religiosa appartengono a quel luogo che per voi è sacro, perché è la vostra casa.
La scena che vi ho descritto sembra surreale ma è ciò che stanno subendo i civili in Palestina da parecchio tempo a questa parte. Nel frattempo l’Occidente tace perché esprimersi contro Israele, contro la sua legittimità e i suoi abomini nei confronti dei palestinesi equivale all’essere etichettati immediatamente come degli antisemiti.

Il silenzio assordante proviene da tutte le parti politiche e ciò è vergognoso perché Israele è uno Stato illegittimo, in quanto la dichiarazione unilaterale della nascita dello Stato di Israele deriva da una concessione da parte del Regno Unito durante la fase di decolonizzazione dei possedimenti coloniali. Gli Stati nascono secondo un principio di autodeterminazione dei popoli, non nascono grazie all’assegnazione di un territorio da parte di uno stato che sta abbandonando quell’area.

Quel territorio, secondo molti studiosi, è stato assegnato come risarcimento simbolico per scusarsi della strategia dell’appeasement da parte di Neville Chamberlain: l’Appeasement spinse le varie potenze europee a lasciare spazio ad Adolf Hitler, il quale ebbe la strada spianata per iniziare il suo piano di espansione, che, come sappiamo tutti, portò alle persecuzioni nei confronti degli ebrei in tutta Europa.


La dichiarazione venne preceduta dalla conclusione del Mandato Britannico della Palestina, ciò causò la cacciata degli arabo-palestinesi conosciuta come Nakba, la quale proseguì anche dopo la dichiarazione unilaterale della nascita dello Stato d’Israele. Nel corso di quel periodo, più di 700.000 arabi e palestinesi vennero cacciati dalle loro terre e alla fine del conflitto gli fu negato ogni diritto di tornale nella propria terra natìa.

Con il passare del tempo la situazione è sempre stata stabile e favorevole nei confronti di Israele e ciò è stato possibile solamente grazie al supporto della maggior parte della comunità internazionale.
I governi israeliani hanno sfruttato una dinamica di violenza e di disuguaglianza, rafforzata dalla propaganda, per promuovere una classe dirigente sionista a spese del popolo autoctono palestinese. Bambini e giovani sono stai usati come scudi umani da parte dell’Esercito Palestinese, Israele è stata responsabile di aver utilizzato munizioni incendiarie al fosforo bianco sui civili e sui soldati durante la guerra dei sei giorni, ma anche durante gli scontri nella striscia di Gaza.

Purtroppo sappiamo tutti che la violenza genera altra violenza: la risposta da parte dei ribelli di Hamas e di altre organizzazioni paramilitari minori è stata molto forte e ha coinvolto civili israeliani innocenti che non facevano parte della follia creata dal conflitto etnico-religioso e militare portato avanti dai nazionalisti israeliani.

Ultimamente la situazione si è scaldata sempre di più, fino a sfociare di nuovo nella violenza. Venerdì 7 maggio 2021, tra l’altro ultimo venerdì sacro del Ramadan, durante l’ultima preghiera del giorno di Al-Aisha, l’esercito israeliano ha fatto irruzione nella moschea Al-Aqsa.
Sono stati lanciati dei lacrimogeni mentre i fedeli erano riuniti in preghiera, successivamente gli scontri e la calca hanno provocato circa 200 feriti.
Questo gesto è una chiara violazione della libertà di culto delle persone di fede islamica, ed è un gesto intollerabile che purtroppo non ha ricevuto nessuna critica da parte dei leader politici mondiali.

Nella notte tra il 10 e l’11 maggio, Israele ha inoltre ripreso i bombardamenti sulla Striscia di Gaza: sono stati sparati oltre 200 razzi e si contano 24 morti, di cui 9 bambini.
Online sono inoltre presenti molti video in cui l’Esercito Israeliano è stato ripreso mentre aggrediva i civili, ma non solo: in altri video si vede chiaramente che sono state lanciate granate stordenti anche contro soccorritori e giornalisti.

Ciò che sta facendo Israele da troppi anni a questa parte è vergognoso e va fermato al più presto. La Palestina si è ritrovata ad usare la violenza semplicemente perché si sono susseguite diverse generazioni di persone che hanno conosciuto solo una realtà fatta di violenza e oppressione, e ciò ha rafforzato l’enorme e bestiale desiderio di vendetta da parte del popolo Palestinese.
Chi critica la Palestina per la sua risposta alle violenze di Israele non immagina nemmeno cosa vuole dire ritrovarsi cacciati dalle proprie case e perseguiti per la propria fede o etnia.

Gli Stati Uniti d’America continueranno a sostenere assiduamente e in maniera ipocrita lo Stato d’Israele in quanto ci sono parecchi interessi strategici poiché avere uno stato alleato degli USA che si affaccia sul Medio Oriente permette di avere un vantaggio per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi economici e strategici.
Ricordiamoci che l’industria di armi è un mercato che fa girare un importante e ingente quantità di denaro (soprattutto in Medio Oriente), ma il vero prezzo da pagare è la scia di sangue e distruzione che l’utilizzo delle armi lascia dietro di sé.


Coloro che si trovano costretti a pagare il prezzo della follia dell’essere umano sono civili innocenti e bambini perché raramente vengono colpiti obiettivi miliari e ciò è dimostrato dal fatto che nella notte tra l’11 e il 12 maggio l’esercito israeliano ha bombardato un palazzo residenziale a Gaza. Mentre molti Paesi ignorano ciò che sta accadendo, gli israeliani fanno fatica a ricordarsi cosa vuol dire essere perseguitati per la propria etnia: la storia recente dimostra che non hanno imparato niente, ma anzi, da popolo oppresso sono diventati un popolo oppressore.
La situazione è delicata e non si risolverà in maniera semplice, le violenze e i soprusi nei confronti dei civili palestinesi devono terminare all’istante e solo così potrà iniziare il processo di pace. Ovviamente sarà un processo lento e difficile e che potrà essere reso possibile solo grazie alla piena cooperazione tra l’autorità israeliana e quella palestinese, con il contributo della comunità internazionale.
La differenza di religione o di etnia e l’odio che proviene da un passato scritto con il sangue sono fattori che vanno superati immediatamente se si vuole iniziare un processo di stabilizzazione della regione.

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