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CAMBIA L’AMMINISTRAZIONE MA NON LA MINESTRA: cosa sta succedendo tra Messico e Stati Uniti

A cura di Alessandro Colletta

Negli ultimi mesi, a causa di fattori come il Covid-19, la crisi climatica e la crisi economica che sta colpendo il centro e il sud America, migliaia di migranti hanno tentato di raggiungere il confine tra Messico e Stati Uniti per provare ad iniziare una vita migliore.

Ma perché le persone emigrano negli Stati Uniti? Il centro America è una delle regioni più violente del pianeta, nella quale la frequenza degli omicidi è altissima (23 ogni 100.000 abitanti in Messico, 64 in Honduras, 109 in El Salvador). All’elevato numero di omicidi è da aggiungere l’ampio numero di attentati compiuti dai cartelli della droga, che spesso compiono veri e propri massacri per destabilizzare l’area di interesse.
In Venezuela invece la crisi economica è iniziata nel 2013 a causa di vari problemi economici: la crisi finanziaria, la carenza di prodotti e medicinali di base, l’aumento della disoccupazione dovuto alla chiusura di società private e la migrazione di massa verso altri paesi della regione. Allo stesso modo, l’intervento della politica monetaria da parte del governo centrale attraverso la Banca centrale del Venezuela (BCV) ha scatenato iperinflazione, corruzione politica, calo della produttività e competitività sono altri problemi che anche hanno contribuito al peggioramento della situazione.

Nonostante l’apparente progressismo dell’amministrazione Biden, la linea politica in materia migratoria non è cambiata rispetto all’amministrazione Trump ma anzi c’è stata una chiusura totale nei confronti dei rifugiati. Tutte le promesse fatte da Biden ed Harris in campagna elettorale, tra le quali quella di allontanarsi dalla linea politica di Donald Trump si sono rivelate vane.
Forse ciò che più contava era soddisfare la sete di potere tipica di tutti i politici, ma bisogna considerare che molta gente ha creduto alle loro promesse. Fare promesse elettorali ha un prezzo, mantenerle, poiché le persone ripongono speranza nelle parole dei politici e molti rifugiati hanno creduto che con l’inizio dell’era Biden ci sarebbe stato un cambio di passo positivo nelle politiche migratorie e di accoglienza.

“Voglio essere chiara con i residenti di questa regione che stanno pensando di fare il pericoloso viaggio al confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Non venite, sarete spediti indietro”. Queste sono state le dichiarazioni fatte a giugno da Kamala Harris, durante l’incontro con il presidente del Guatemala Alejandro Giammattei.
Poi, come conferma il Wall Street Journal, seguendo i dati riportati dal Customs and Borders protection, dall’insediamento di Biden ci sono stati più di un milione di arresti al confine con il Messico ed è il numero più alto dal 2005 ad oggi. I numeri confermano il mancato cambio di linea da parte dell’amministrazione Biden circa la questione migratoria.

La situazione si è aggravata quando a Del Rio, in Texas, al confine con il Messico, si è creato un vero e proprio campo profughi a cielo aperto con migliaia di persone che quotidianamente provano ad arrivare negli Stati Uniti. Secondo alcune stime sarebbero circa 10mila ma potrebbero arrivare addirittura a 15mila. La maggior parte di loro provengono da Haiti ma alcuni anche dal Nicaragua, da Cuba e dal Venezuela.
Le parole di Alejandro Mayorkas, segretario della Sicurezza Interna, sono tutt’altro che concilianti nei confronti dei migranti. Mayorkas ha comunicato ai migranti haitiani senza mezze misure che il loro viaggio non andrà a buon fine.

Mayorkas, così come la Harris è figlio di migranti. è assurdo pensare che queste persone si siano dimenticate delle loro origini. La cosa più vergognosa è vedere che la polizia di frontiera americana abbia usato la frusta per disperdere i rifugiati.
È così difficile pensare che dietro un rifugiato ci sia una storia, un’anima proprio come la nostra? Le differenze culturali e di pelle sono differenze solo apparenti che non cambiano assolutamente la realtà dei fatti: un rifugiato è una persona proprio come noi e per questo motivo dobbiamo rispettarli ed accoglierli.

La politica del “respingiamoli e aiutiamoli a casa loro” è fallimentare e pericolosa, perché maschera un razzismo sistemico nascosto all’interno dei paesi occidentali. La società diventa pericolosa quando si sviluppa una divisione dell’”us-and-them”( noi e loro) dove chi non fa parte del noi, chi non condivide la nostra cultura o il nostro colore di pelle allora viene automaticamente considerato pericoloso. Stiamo vivendo in un mondo sempre più indifferente e cinico, dove delle persone frustano altri esseri umani giustificando automaticamente le proprie azioni con la divisa e il ruolo che ricoprono.

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