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In Italia abbiamo un problema con il fascismo.

A cura di Alessandro Colletta.

Il partito fascista è stato sciolto il 28 aprile del 1945 con la morte di Benito Mussolini. Ciò non vuol dire che il fascismo sia morto insieme al suo leader, ma anzi è proseguito nel corso dei decenni del dopoguerra italiano fino ad arrivare ad oggi. Le ideologie non muoiono con la fine di un partito, possiamo dire piuttosto che finisce un sogno ideologico portato in alto dall’ascesa del partito stesso. Quindi no, il fascismo non è morto e non morirà mai fin quando tutta la politica non troverà il coraggio di imbracciare i principi antifascisti sui quali è fondata la nostra Costituzione. Il fascismo vive nei saluti romani degli ultras allo stadio, vive nella loro ignoranza ideologica perché ignorano il significato di quel simbolo identificandolo solo come una goliardia. Il fascismo vive ogni volta che i lavoratori o addirittura i sindacati vengono attaccati; il fascismo vive ogni volta che un leader politico non è in grado di riconoscere la matrice di un atto commesso da militanti di Forza Nuova. Il fascismo vive nell’odio etnico perché è proprio quello che lo caratterizza: l’odio. Il fascismo vive nei raduni a Predappio, dove folle di nostalgici alzano quel maledetto braccio e inneggiano al Duce, senza nemmeno mai e poi mai aver vissuto niente del fascismo. Il fascismo non viene debellato quando la Corte di Cassazione annulla la condanna di quattro neofascisti che hanno fatto il saluto romano durante la cerimonia al Campo X del cimitero Maggiore di Milano, perché secondo loro il saluto romano commemorativo non è reato. Per chi ancora tenta imperterrito di equiparare fascismo e comunismo o peggio, per chi tenta di dire che antifascismo e comunismo siano la stessa cosa: vorrei far notare come la nostra costituzione sia stata fondata su principi antifascisti e no, non siamo uno stato comunista. Mettere al bando i movimenti neofascisti non è affatto né “una caccia alle streghe”, né una violazione della libertà di espressione o di pensiero. Come si può avere pietà intellettuale di coloro che fanno dell’odio e della violenza il proprio manifesto? In un paese civile, dove le forze politiche dovrebbero prendere le distanze da movimenti ispirati al ventennio fascista, tutti, persino la destra, dovrebbe condannare i gesti e i movimenti ispirati a quei valori. Invece no, in questo paese ai neofascisti si concedono spazi per: raduni, commemorazioni, o peggio, si consente magari di attaccare una sede della CGIL. Forse è troppo scomodo prendere una posizione netta contro l’estremismo di destra perché a certi politici i voti dei nostalgici e simpatizzanti fascisti fanno molto comodo. Il fatto ancora più grave è che la Lamorgese, Ministro dell’Interno, durante l’interrogazione parlamentare sui fatti dell’assalto alla CGIL, ha dichiarato che fermare Castellino (leader di Forza Nuova) fosse un rischio per l’ordine pubblico. Ovviamente la sua decisione ha portato comunque disordine pubblico, dato che il suo ordine di “non-intervento” ha avuto come conseguenza l’assalto alla sede del sindacato. La cosa preoccupante è la paura che le istituzioni hanno di fronte queste violenze, sarebbe stato giusto avere le dimissioni del Ministro dell’Interno e del prefetto di Roma a causa del loro errore di valutazione ma, purtroppo, non è andata così e sono solo piovuti i soliti messaggi di solidarietà che poco risolvono una volta che il danno è stato fatto. É importante ribadire che il fascismo non è un problema politico poiché Casapound e Forza nuova hanno fortunatamente ottenuto poco più del’1% nelle scorsi elezioni politiche (anche se è sorprendente il fatto che a certi partiti sia consentito di candidarsi alle elezioni). Il fascismo è un problema della politica perché purtroppo non tutti vogliono distaccarsi da un certo ambiente e soprattutto non tutti trovano il coraggio di fare azioni concrete per porre fine a questo teatrino estremista che va avanti da troppo tempo. Ma cosa aspettarsi da chi dichiara che il 25 aprile sia una festa divisiva? Cosa aspettarsi da chi dice che fascismo e antifascismo sono cose vecchie e superate? Non è mai troppo tardi per ricordare di chi e cosa è stato complice il fascismo, soprattutto non è mai troppo tardi per ricordare di cosa è stato capace il fascismo durante il ventennio. Essere antifascisti non è una cosa da gente di sinistra, essere antifascisti vuol dire imbracciare uno dei più importanti valori della Repubblica Italiana. Il fascismo è uno tra i mali culturali dell’Italia, non è un problema politico ma anzi è un problema della politica. La cosa più triste è vedere che siamo dovuti arrivare all’assalto alla sede della CGIL per avere finalmente un dibattito politico sul problema del neofascismo. In Italia ciascuno dovrebbe essere libero di essere di destra o di sinistra: è semplicemente stancante vedere che i soliti partiti strizzano l’occhio a esponenti neofascisiti o movimenti ispirati al fascismo. Il saluto romano non è una cosa goliardica, l’odio non è uno scherzo e l’estremismo politico è un continuo pericolo per la vita democratica del paese.

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