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Una è stata la narrazione dominante di quanto avvenuto al Senato: il Ddl Zan, utilissimo, difendeva le categorie elencate, che resteranno indifese; chi era contrario è un omolebobitransofobo o quantomeno bigotto e la strenua legione dei paladini dei diritti -guidata in primisdal Partito Democratico- è stata sbaragliata da una alleanza di interesse tra i barbari del centro-destra e il trasformista Renzi; ergo si sarebbe esultato in barba a chi, purtroppo, è oggetto di scherno e di aggressione.

Peccato che a fare una legge seria e utile a qualcosa per la categoria LGBT e i disabili non basti scrivere nel titolo che tale la si intende essere. Così come non sarebbe serio fare una legge, nel titolo, contro la fame nel mondo (chiaramente una solenne boiata) per poi dire che chi esulta per aver fermato un tale scempio legislativo è a favore della morte dei bimbi poveri.

È un metodo collaudato: scegliere una categoria sensibile per il dibattito pubblico, scrivere a riguardo una legge (un’altra, sic!inutile -preferibilmente con risvolti penali- che per come è scritta l’altra parte non potrà mai accettare, per poi andare a dire che chiunque è contro o avanza dubbi, allora, per proprietà transitiva, dovrebbe essere nemico alla categoria scelta. 

Ecco creato un nuovo “tema del giorno” o “della settimana” e per un po’ si avrà di che parlare e riempire piazze.

Così persone in malafede e in buona fede, cantanti, ballerini, influencer, miss, e tutti gli sprovveduti che guarderebbero con favore, appunto, a una legge di “Misure contro la fame nel mondo” hanno pure di che parlare, senza aver letto (o capito) una riga del disegno di legge.

Naturalmente, in quest’ottica, non si può accettare di trovare un accordo parlamentare, di eliminare la parte ideologica per preservare quella più pragmatica e di protezione: la prima delle due infatti è l’unica che conta.

Andiamo subito a tranquillizzare tutti quelli in apprensione, innanzitutto sfatando un mito: la parola “diritti” non ha niente a che vedere con il DDL defunto e sfido chiunque sappia qualcosa Diritto a trovare nel testo un “diritto” attribuito a qualcuno. 

Altra questione è quella della introduzione di fattispecie penali, che andrebbero a proteggere chi è già protetto: non è possibile a oggi aggredire impunemente né ingiuriare nessuno e se lo si fa perché la vittima è disabile o LGBT il reato è già aggravato perché mosso da “futili e abbietti motivi”.

Qualcuno direbbe che qui si trattava anche di “discriminazioni”, ma come non notare che trattare in modo diverso chi è diverso a volte non è discriminare?

Ridicolo poi il richiamo, nella famosa “clausola” del DDL, alla salvaguardia della libertà di espressione, che da un lato testimonia come le fattispecie introdotte rischiassero di colpire opinioni legittime, dall’altro fa finta di ignorare che quando al giudice si da uno spazio incerto, quello tende in esso a diventare dio del Bene e del Male.

Tutto si riduceva quindi a due cose: riuscire, con la scusa falsa di proteggere qualcuno, a infilare in una legge le definizioni di sesso, identità di genere ecc… di chi scriveva, lasciando ai giudici ampi margini per censurare l’opinione di chi contrasta anche in modo acceso, ma democratico, la teoria gender o le battaglie LGBT; in secondo luogo creare una giornata ad hoc, ennesimo appuntamento annuo di discordia nazionale su un tema e coinvolgere nel tutto le scuole. 

Forse era troppo, anche per i senatori del PD tra i quali, a un calcolo accorto dei voti, albergava un nutrito manipolo di disertori della “legione d’eroi”.

Ebbene, quando una crociata meramente ideologica, condotta mercificando politicamente coloro che dovrebbe proteggere e giocando sulla disinformazione generale, viene fermata da un saldo gruppo di rappresentanti del Popolo, c’è molto di che esultare, anche -e soprattutto- nel tempio della Democrazia.

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