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LA FACCIA NASCOSTA DELLA CINA

A cura di Rocco Emanuele Muto.

Negli ultimi decenni tutti i principali studiosi di relazioni internazionali sono tornati a interessarsi della Repubblica Popolare Cinese e si domandano se il XXI secolo possa essere il secolo cinese.

Il governo di Pechino ha lanciato la sfida per la supremazia, sui mercati e negli equilibri delle relazioni internazionali, alla superpotenza attuale: gli Stati Uniti d’America.

La Cina ha quindi avviato una politica estera proiettata ad accrescere il suo prestigio internazionale. Un esempio di ciò è sicuramente la Belt and Road Initiative (conosciuta anche con il nome di “Nuova Via della Seta”); il progetto è un piano d’investimenti in infrastrutture che colleghino la Cina al resto del mondo così da agevolare il trasporto di merci e dunque rendere più fluidi e stabili gli scambi commerciali sia con le nazioni asiatiche sia con le nazioni europee.

Ma conosciamo davvero la società cinese? Siamo davvero disposti a diventare partner di un Paese totalitario che viola ogni giorno i diritti umani dei suoi cittadini per un mero fine economico?

In Cina esistono fin dall’epoca di Mao Zedong campi d’internamento creati allo scopo di “rieducare” chi si opponeva al regime comunista.

Ancora oggi nel 2021 quei campi esistono.

I cinesi li chiamano Laogai, ne esistono ufficialmente un migliaio disseminati su tutto il territorio cinese e imprigionano circa 8 milioni di persone.

In quei campi si trovano letterati, studiosi, minoranze etiche (i “famosi” uiguri) e comuni cittadini la cui unica colpa è stata quella di non aver obbedito al governo o peggio di aver detto la verità su quello che accadeva nella loro città.

Servirebbe un intero libro per riportare le storie di tutte le grandi personalità che hanno varcato le porte di un Laogai con le manette ai polsi. Un emblema del fenomeno è sicuramente Liu Xiaobo. Scrittore celebre in patria, nonché premio Nobel per la Pace nel 2010, Liu Xiaobo venne arrestato nel 2008 con l’accusa di “incitamento alla sovversione del potere dello stato” perché firmò un documento in cui chiedeva libertà d’espressione e libere elezioni nel suo Paese.

Forse noi “occidentali” diamo per scontato cose come la libertà d’espressione o il diritto al voto ma in Cina non è così. Lì tutti coloro che hanno anche solo provato a confutare la versione del governo su un determinato evento vengono arrestati, imprigionati e torturati.

Nel 2019 gli occhi di tutto il mondo erano puntati sulle proteste che esplodevano ad Hong Kong. Alcuni dei leader che guidavano quelle proteste erano miei coetanei, cioè avevano diciannove anni, e invece di andare a cena fuori il sabato sera o di studiare durante il giorno, passavano le loro giornate in piazza a chiedere solo una cosa: libertà.

Libertà di studiare da manuali di storia che riportino realmente ciò che è acceduto nel mondo.

Libertà d’espressione.

Libertà di eleggere da chi essere governati.

Quelle proteste non solo vennero represse con la forza dalla polizia locale ma alcuni di quei ragazzi vennero addirittura arrestati e torturati. (Per chi volesse approfondire il tema vi consiglio un documentario che trovate su Netflix: “Joshua”)

Sono trascorsi ben 30 anni tra i fatti di Piazza Tienanmen e quelle di Hong Kong ma la situazione non è cambiata ne è cambiata la risposta del governo di Pechino che in entrambi i casi ha preferito reprimere le proteste con la forza e mantenere lo status quo.

Nel 2020 il medico cinese Li Wenliang, che poi diventerà famoso grazie ai giornali internazionali come “il medico di Wuhan”, provò a lanciare l’allarme per la comparsa di un nuovo virus nella sua città. Le autorità lo arrestarono due giorni dopo le sue dichiarazioni con l’accusa di aver diffuso notizie false. Il virus scoperto da Li Wenliang era il Covid-19 e, dopo che scoppiò definitivamente la pandemia, il giovane medico venne rilasciato, prima di morire nell’ospedale di Wuhan proprio a causa del coronavirus.

La Cina non è il Paese ultramoderno che molti di noi immaginano. La Cina resta un paese totalitario e per quanto provi a nascondere al resto del mondo la sua faccia più oscura questa non può essere ignorata.

Dobbiamo gridarlo che il governo cinese è una tirannia guidata dal Partito Comunista Cinese il cui unisco scopo è quello di conservare il potere politico; poco importa che per farlo serva calpestare i diritti di milioni di persone.

Siamo pronti a trattare accordi economici con un governo che porta avanti questa politica?

Davvero è più importante la crescita economica rispetto ai diritti di milioni di persone?

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