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ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – 4 VIE D’USCITA

A cura di Francesco Borrelli.

Dal 24 gennaio prossimo inizieranno le votazioni per l’elezione del nuovo Capo dello stato, evento che segnerà profondamente l’intero panorama politico della fine di questa legislatura, l’intera prossima legislatura e l’inizio di quella ancora successiva.
Sulla carta la partita è imprevedibile: i Grandi Elettori (deputati, senatori e delegati regionali) sono in tutto 1009, alle prime tre votazioni servirà una maggioranza dei 2/3 dei componenti, mentre successivamente sarà sufficiente la maggioranza assoluta.
I numeri complessivi dei gruppi, soprattutto in questa legislatura, sono poco decifrabili a causa della presenza del Gruppo Misto più cospicuo della storia e di un ampio numero di fuoriusciti dal M5S.

Facendo una stima dei macrogruppi politici otteniamo più o meno questi schieramenti:

Centrodestra (Lega, FI, FdI, Coraggio Italia, Noi con l’Italia e altri): 452,
Centrosinistra (M5S, PD, LeU, Verdi, PSI e altri): 422
Italia Viva: 44,
A questi si aggiungono i senatori a vita e i deputati e senatori appartenenti al gruppo misto e ad altri gruppi che in totale fanno 91 grandi elettori.

Come possiamo ben vedere, è impossibile assumere qualsiasi risultato, e la candidatura di Berlusconi da parte del centrodestra non facilita per nulla la situazione.
Tuttavia, si possono ipotizzare quattro possibili vie d’uscita per quest’elezione.

1- Draghi

In teoria, vista la compagine del governo attuale, dovrebbe essere il nome più condiviso; in realtà, dato che l’attuale Presidente del Consiglio, la situazione risulta più complicata.
Draghi è l’unico collante che può tenere insieme una maggioranza così ampia ed eterogenea, e sembra davvero difficile che un tecnico, come Daniele Franco o Marta Cartabia, possa riuscire a guidare l’attuale maggioranza per un anno intero. Altri motivi che rendono impraticabile la sua ipotesi sono la mancanza di un precedente di un Presidente del Consiglio in carica eletto Presidente della Repubblica e il fatto che Forza Italia e la Lega, dopo l’ultimo vertice del centrodestra, abbiano ribadito di voler mantenere Draghi a Palazzo Chigi.
Gli unici che appoggiano Draghi al Colle sono le correnti del PD più vicine a Letta e quelle del M5S più vicine a Di Maio, quindi, salvo ripensamenti del centrodestra di governo, difficilmente l’ex Presidente della BCE traslocherà al Quirinale anche se nessuna ipotesi va tenuta per scontata.

2- Mattarella Bis

Anche il suo, sulla carta, è un nome condiviso da quasi tutto l’arco parlamentare italiano, ma anche qui la situazione si complica, semplicemente per il suo esplicito rifiuto di un secondo mandato.​
Il centrodestra unito di fronte a quest’ipotesi dice di voler rispettare la scelta del Presidente e anche le correnti del PD più vicine a Enrico Letta tendono, con dispiacere, a voler rispettare la sua volontà.
Gli unici che si sono dichiarati favorevoli ad un Mattarella bis sono, al momento, il gruppo dei senatori del M5S e la piccola corrente del PD dei “Giovani Turchi” capeggiata da Matteo Orfini.
L’unica possibilità che potrebbe far cambiare idea al Presidente sarebbe una richiesta unanime da parte di tutte le politiche principali in caso di stallo nella scelta di un suo successore.

3- Candidato centrista

A differenza di altre legislature questo parlamento non ha alcuna maggioranza di parte reale.
Il fatto che il vantaggio numerico del centrodestra sia solo leggero e che la coalizione non si unita in toto rende difficile la possibilità del centrodestra di esprimere un nome della sua area, come Casellati, Pera o Frattini, a meno che il centrosinistra non cambi idea.
Inoltre, dopo il ritiro di Berlusconi, a parole quasi tutti vogliono un candidato unitario; quindi, secondo molti dalla partita può uscirne vincitore un nome centrista come Giuliano Amato o Pierferdinando Casini.
Il primo, pur provenendo dal centrosinistra, è sempre stato molto apprezzato dal centrodestra tant’è che Berlusconi propose al PD il suo nome nel 2015, difficilmente però potrà avere grandi apprezzamenti da parte della Lega e del M5S.
Il secondo ha girato praticamente tutto il panorama politico essendo nato nella DC, alleato con Berlusconi dopo lo scioglimento e dopo un periodo di gelo durato 10 anni col Cavaliere in cui passato prima da Monti e poi da Alfano si è candidato nelle liste del PD nel 2018; la differenza fondamentale con Amato è che l’ipotesi di lui al Quirinale pare non essere sgradita da Salvini.

4- Indipendente

Un Presidente indipendente è un’ipotesi abbastanza probabile, un compromesso più accettabile per molte parti, sulla quale potremmo davvero sbizzarrirci. I nomi sono tanti, ma bisogna sempre considerare che l’essere indipendenti non implica il fatto di non essere divisivi. Ad esempio, Marta Cartabia da un lato è una figura autorevole dato il suo ruolo di ex Presidente della Corte Costituzionale e quello attuale di Ministra della Giustizia. Tuttavia, il suo nome potrebbe risultare molto divisivo perché storicamente è stata un membro di Comunione e Liberazione, e ha posizioni contrarie all’aborto e ai matrimoni gay; infine, la sua Riforma della giustizia è stata molto criticata dal M5S (e dai suoi fuoriusciti). Situazione uguale e contraria si presenterebbe davanti al nome di Paola Severino, la cui legge è stata molto apprezzata dal centrosinistra ma molto denigrata dal centrodestra e dai Radicali: infatti uno dei referendum sulla giustizia, per i quali sono state raccolte le firme, propone la sua abrogazione.
Sono emersi anche i nomi di Filippo Patroni Griffi (Presidente uscente del consiglio di stato, ex-ministro del Governo Monti ed ex-sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Letta) e di Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio ed ex-ministro del Governo Monti) ma per ora non hanno sfondato nei consensi.
Se si dovesse concretizzare l’ipotesi dell’indipendente si cercherebbe il nome meno divisivo possibile, rendendo, dunque, del tutto imprevedibile la previsione di un nome. In questo scenario probabilmente potrebbe emergere la famosa “Prima donna al Quirinale”.
Riguardo quest’ultima ipotesi faccio il nome di Elisabetta Belloni, diplomatica di lungo corso che ha collaborato con quasi tutti i governi recenti da Berlusconi a Conte passando per Renzi e Gentiloni e per volere dell’ultimo esecutivo è diventata dal 12 maggio del 2021 la prima direttrice donna del Dipartimento dei Servizi Segreti. Il suo nome secondo il noto Giornalista Peter Gomez piace sia al M5S, sia alla Lega che al PD e molto probabilmente su quel nome convergerebbe anche Forza Italia dato che permetterebbe al Governo Draghi di andare avanti.

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