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PARTITI RANA: COME SI EVOLVE IL SISTEMA POLITICO (ITALIANO)

A cura di Michele La Bella.

Da un po’ di tempo si percepisce un’aria diversa in Italia, così come nell’Europa Occidentale. Sentiamo spesso parlare di cambiamento di rotta politica e di abbandono della personalità ideologica da molti partiti; sia di destra che di sinistra. Cosa sta succedendo ai partiti? Non ci sono più i partiti di massa di una volta, la cui ideologia era una luce costante che li aiutava a determinare specifiche posizioni e a prendere determinate decisioni. Già a partire dalla seconda metà del secolo scorso, nuovi partiti – definiti Partiti Pigliatutto(i) o partiti della grande tenda (O. Kirchheimer, ’66) – cominciarono a diminuire il contenuto ideologico all’interno dei loro programmi col fine ultimo di integrare la maggior quantità di elettori possibili. Tuttavia, alcuni partiti pigliatutto, come i Democratici Cristiani di tutt’Europa, mantenevano un certo criterio di identificazione; che essa fosse di tipo religioso o culturale. Inoltre, osservavano una linea programmatica ben determinata e coerente nel tempo. Tuttavia, in Italia, attualmente sta nascendo una modesta quantità di partiti che non si riesce a categorizzarli né all’interno della grande tenda di Kirchheimer, né, certamente, tra i partiti di massa. Partiti sui generis come Scelta Civica, Azione -adesso con +Europa-, Noi con l’Italia, Articolo 1, forse anche Italia Viva e altri, sono tutte figure politiche, i quali nomi, però, non identificano particolari posizioni ideologiche. Sono tutti accettabili e, si potrebbe dire, neutrali. Tuttavia, questi partiti non sono asettici dall’ideologia. Chiaramente gli “imprenditori politici” che li hanno fondati derivano da esperienze politiche fortemente inseribili all’interno dello spazio ideologico. Vi sono infatti, chiaramente, scelte politiche di partito di stampo ideologico da entrambe le parti. Questi gruppi politici hanno la capacità di strutturare la propria agenda, e il proprio consenso basandosi su strategie comunicative e risultati elettorali precedenti; più che su classici elementi come l’ideologia o la propria storiografia. I. Budge (’94), nella sua teoria spaziale della competizione partitica, afferma che molti partiti oggigiorno applicano la strategia del “leapfrogging”. Vale a dire, la capacità, come le rane, di saltare posizione storicamente -e ideologicamente- prestabilite per preferire decisioni politiche strategiche che si basino primariamente sui risultati delle elezioni precedenti. Il cleavage ideologico (Lipset e Rokkan, ’67) è una bussola più per gli elettori che per i partiti. Partiti come la Lega e il M5S già riescono ad attingere consensi elettorali da bacini sia di sinistra che di destra (E. Mannoni – Cise, 2018). Soltanto alcuni partiti più “storici” -sul fronte nazionale- come Forza Italia e PD riescono ad accaparrarsi la stragrande maggioranza dei loro voti da un elettorato ideologicamente dichiarato di destra (il primo) e di sinistra (il secondo). Nonostante un partito come la Lega riesca ad ottenere un consenso superiore al 30% (Cise, 2018) da un elettorato di stampo centro-sinistra, porta con sé una storia e una cultura, oserei dire, di “destra”. L’ideologia si è ridotta alla collocazione storica dei partiti; semplicemente una tecnica usata -dagli elettori- per dare risposta alla necessità degli elettori di collocare storicamente alcuni gruppi politici. Se ne deduce, quindi, un trend tale per cui gli elettori riescono ancora a tener conto del potere posizionale dell’ideologia -soprattutto durante momenti di crisi o quando tematiche di stampo morale/religioso vengono discusse-, ma non i partiti. Se non in misura d’identificazione storica. Questi nuovi partiti, perciò, conservano un archivio ideologico, ma cominciano ad attuare manovre politiche sulla base di altri fattori, come i risultati delle elezioni passate, il capitale sociale del singolo candidato -in base alla formula elettorale vigente-, e -forse- le opinioni di esperti e tecnocrati. Inoltre, a causa della crescente politicizzazione di tematiche nazionali all’interno di un quadro istituzionale Europeo (L. Hooghe, G. Marks, 2008) combinata alla diminuzione del possibile spazio d’intervento da parte dei partiti, molti gruppi politici preferiscono rispondere a questa “crisi nazionale” europeizzando i propri programmi a discapito, ripeto, di posizioni ideologicamente concentrate. Questa evoluzione programmatica sembrerebbe quasi una soluzione dei partiti per sfuggire al R&R Dilemma (R. S. Katz e P. Mair), per cui i partiti sono schiacciati da due lastre pressanti, indentificandosi una con la responsabilità nei confronti delle politiche Europee -e dei trattati internazionali- e l’altra come la responsività nei confronti degli elettori. E, per concludere, in questo caso hanno estrema rilevanza i gruppi di interesse, i quali -indipendentemente dalla tradizione- contribuiscono alla stabilità dei programmi partitici esercitando pressioni ai governi -o ai partiti- in modo da attuare specifiche politiche transnazionali di loro, per l’appunto, interesse. Migliorano, dunque, questo processo di europeizzazione competitiva. Tuttavia, bisogna sottolineare che non si può assumere che l’elettorato apprezzi tale cambiamento a discapito della tradizione competitiva classica. Sono infatti da sottolineare due effetti paralleli a livello popolare. Il primo è come la percentuale di votanti attivi vada costantemente diminuendo. Basta consultare le statistiche relative alle ultime votazioni nei principali comuni Italiani. Il secondo riguarda, invece, la scelta di voto -di quelli che sono rimasti. Le persone preferiscono partiti valenti (D.E. Stokes, ’63) e territorialmente ben radicati. Trasversalmente al fenomeno della transnazionalizzazione dell’identità partitica, gli elettori votano liste civiche e partiti fortemente radicati sul territorio. Anche qui, per notarlo, bisogna studiare le preferenze di voto tra gli elettori nelle scorse elezioni. L’argomento è di particolare interesse -soprattutto per i politologi-, ma dovrà essere senz’altro approfondito attraverso ricerche sul campo prestando particolare attenzione ai partiti che nascono e a quelli che si evolvono.

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