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Il Carnevale Di Ivrea: una Battaglia che si tinge di arancio

A cura di Alessia Canuto.

Le origini del Carnevale di Ivrea risalgono al Medioevo. La comunità di Ivrea, in memoria di un episodio di affrancamento dalla tirannide celebra la propria capacità di autodeterminazione. Pur essendo una tradizione che fa parte della nostra identità nazionale, non è ampiamente conosciuta dalla popolazione italiana. La protagonista del Carnevale è la Vezzosa Mugnaia, l’eroina che simboleggia la libertà. La protagonista viene accompagnata dal Generale, di origine napoleonica, guida dello Stato Maggiore. A seguire ci sono il Sostituto Gran Cancelliere, custode della tradizione, i giovanissimi Abbà, due per ognuno dei cinque rioni, e il Podestà. Le note di Pifferi e Tamburi scandiscono il Corteo. Lo spirito dello Storico Carnevale eporediese è tramandato dalla Canzone del Carnevale “Una volta anticamente”, poiché rievoca il momento dell’insurrezione del popolo contro il Marchese di Monferrato. I cittadini e i visitatori, a partire dal Giovedì Grasso, su ordinanza del Generale, scendono in strada calzando il Berretto Frigio, un cappello rosso a forma di calza che simboleggia la partecipazione per la sollevazione e l’aspirazione alla libertà, come fu per i protagonisti della Rivoluzione Francese. Chiunque non indossa il berretto nelle zone della battaglia, durante i giorni della celebrazione, può essere colpito dagli aranceri. I vari personaggi diventano protagonisti in occasioni diverse del Carnevale, a partire dall’Epifania. La domenica pomeriggio, durante il primo giorno di Battaglia, il Corteo Storico è al completo: le due anime del Carnevale si incontrano e la Mugnaia lancia caramelle e mimose agli aranceri che la applaudono. Lo stesso verrà replicato anche durante il Martedì Grasso, prima della maestosa chiusura caratterizzata dal commiato del Generale che invita tutti al Carnevale seguente, dicendo Arvedze a giobia ‘n bot, che significa arrivederci a giovedì all’una. La figura del Generale è nata durante il periodo napoleonico, viene reclutato per garantire l’ordine pubblico e per tutelare l’integrità del Carnevale. Il Generale, eporediese stimato da tutti i cittadini, viene introdotto all’intera città il 6 gennaio, quando ottiene dal suo predecessore la feluca e la sciabola, mentre il giovedì di Carnevale il Sindaco gli consegna i poteri civili: durante il carnevale sarà lui ad amministrare allegoricamente la città di Ivrea. I musicisti utilizzano solamente strumenti tradizionali fatti da loro stessi come il piffero canavesano, il flauto traverso, il tamburo incordato e la grancassa. Come tutti i componenti del Carnevale, anche le musiche si rifanno a vari momenti storici: Risorgimento, epoca napoleonica, marce dell’esercito piemontese. Le melodie sono la colonna sonora del Carnevale e sono infatti dedicate a particolari luoghi, momenti e personaggi. Simbolo di libertà, Violetta la Mugnaia liberò il popolo dalla tirannia ed è senza dubbio il personaggio più importante dello Storico Carnevale: lei diede il via alla rivolta uccidendo il signore della città, che non solo tormentava gli abitanti di Eporedia, ma pretendeva anche di consumare la prima notte di nozze con le novelle spose. Violetta garantì al suo sposo che si sarebbe schierata contro lo ius primae noctis e così durante la notte, grazie a un pugnale nascosto tra gli indumenti, mozzò la testa al marchese, si affacciò dal castello e la mostrò al popolo, facendo scoppiare la rivolta. Tale leggenda è ambientata nel Medioevo e probabilmente rievoca un’insurrezione che seguì l’istituzione di una tassa sul macinato. Violetta è la vera anima della città, infatti chi è stata nominata Mugnaia, lo sarà per sempre per ogni eporediese. La battaglia delle arance è il momento più spettacolare della tradizione, che riproduce perfettamente l’insurrezione popolare con gli aranceri a piedi, che contrastano le armate del tiranno, ovvero gli aranceri sui carri. Da domenica a Martedì Grasso, gli aranceri a piedi senza nessun tipo di protezione combattono contro quelli sui carri, che sono invece coperti da caschi di cuoio. La battaglia è un condensato di fervore, coraggio e lealtà. Non è inusuale vedere nemici in battaglia darsi la mano in segno di rispetto. Le nove squadre sono stanziate ognuna in un’area fissa e predefinita: gli Asso di Picche tirano in Piazza di Città insieme alla squadra della Morte. In piazza Ottinetti ci sono gli Scacchi e gli Scorpioni d’Arduino, mentre I Tuchini del Borghetto sono i soli sulla sponda destra della Dora Baltea. In piazza del Rondolino tirano gli aranceri della Pantera Nera, i Diavoli e i Mercenari. Infine, i Credendari combattono da piazza Freguglia. I carri si succedono nelle piazze per pochi minuti. Tra i protagonisti più caratteristici del Carnevale troviamo i cavalli, poiché sono da sempre oggetto di grande attenzione e rispetto in città. Come in ogni festa che si rispetti, il cibo del carnevale rispecchia il folclore tradizionale. Le domeniche precedenti al Carnevale e i giorni clou sono contraddistinte dalle Fagiolate nei rioni. Queste risalgono al Medioevo, quando i fagioli erano distribuiti ai poveri dalle Confraternite eporediesi. Ad oggi, vengono serviti i cosiddetti faseuj grass: fagioli cotti per circa sei ore in pentoloni di rame con cipolle, cotenne, ovvero il famoso preive, cotechini, zamponi, ossa di maiale, lardo. A concludere il Carnevale è Polenta e Merluzzo: il Mercoledì delle Ceneri gli eporediesi si ritrovano in piazza Lamarmora per assaporare questo piatto della tradizione, da più di settant’anni ad opera del Comitato della Croazia. Riporto qualche numero indicativo per rimarcare l’entità dell’evento:

  • oltre 4000 tiratori a piedi divisi in nove squadre partecipano ogni anno
  • oltre 50 carri trainati da cavalli,
  • 20mila i visitatori che ogni anno arrivano in città per il Carnevale di Ivrea.

È importante anche sottolineare che tutte le arance che vengono usate per l’evento provengono dalla Sicilia e dalla Calabria e siccome non sono commestibili sono destinate al macero. Grazie al Carnevale di Ivrea vengono prima usate e poi trasformate in fertilizzanti per le aziende agricole canavesane, oppure vengono immediatamente adoperate come concime per le piante della città. Il carnevale trasmette valori quali lealtà, sportività e rispetto, alle nuove generazioni che si avvicinano a questa tradizione. Sia nel 2021 che nel 2022, a causa del Covid, è stato annullato, ma l’iniziativa #uncarnevalediricordi racconta la storia e i retroscena tramite immagini inedite per mantenere vivo lo spirito del Carnevale in un periodo storico così complicato.

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