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Genocidio Russo in Ucraina

Perché, se le cose peggiorassero, la colpa sarebbe nostra

Il 24 febbraio 2022, come tutti noi sappiamo, le truppe russe hanno oltrepassato il confine con il territorio ucraino, passando da est, da nord, tramite la Bielorussia, e da sud, sfruttando l’avamposto di cui già avevano ottenuto il controllo nell’ormai non vicinissimo 2014, la Crimea.

Il 2014 sembra effettivamente lontano: quell’anno l’Italia ha giocato per l’ultima volta i mondiali di calcio e la Russia ha preso il completo controllo della Crimea, negli anni successivi è stato eletto Donald Trump alla Casa Bianca, ci sono stati i governi Conte 1 e 2, la Brexit, una pandemia globale, gli scandali di Cambridge Analytica, la crisi migratoria (che continua ad andare avanti anche oggi e, anzi, non si è mai interrotta), l’elezione di Joe Biden al posto di Donald Trump e, infine, un’invasione militare in territorio Europeo, e ovviamente stiamo tralasciando gran parte di quello di cui si dovrebbe tener conto.

Ma di tutti gli eventi citati, appare ovvio, quello maggiormente interessante per noi, tolto il tragico evento dello scorso febbraio, è proprio l’invasione (perché di invasione già si trattava) della Crimea nel 2014.

Otto anni fa la comunità internazionale certo condannò le azioni del Cremlino, certo comminò delle sanzioni economiche, certo espresse solidarietà per l’Ucraina e i suoi apparati di governo, ma tutto si fermò lì. Parliamo indubbiamente di una situazione completamente diversa da quella attuale: la Crimea era un territorio stracolmo di cittadini russofoni, si svolse un controverso referendum popolare che vide vincente l’intenzione dei cittadini di annettere la propria regione alla Federazione Russa, il “blocco occidentale” tanto blocco non era e l’opinione pubblica aveva altro di cui interessarsi, principalmente degli eventi che abbiamo citato poco sopra.

L’invasione Ucraina del 2022 ha sicuramente ricevuto più attenzioni, più reazioni, ma ne siamo davvero sicuri? Alla data in cui scrivo, 12/04/2022, l’opinione pubblica si è prevalentemente spostata su altro: lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock, gesto orribile, di cui sicuramente è opportuno parlare, ma a Bucha i corpi dei civili, fucilati alla nuca con le mani legate, vengono mangiati dai cani.

Si parla anche del costo del gas troppo alto, ma a Buzova, non lontano da dove passano gli oleodotti che portano il gas russo in Europa, circa il 10% dei cittadini è scomparso, probabilmente sepolto nelle foreste o deportato, o è stato brutalmente ucciso. Parliamo di 60 persone scomparse e di 50 cadaveri ritrovati, in un paesino di 1200 anime. Ormai meno di 1100.

E nel frattempo, mentre l’opinione pubblica si sposta verso altro, il governo tedesco trova un escamotage per non interrompere i commerci energetici con la Russia: Putin aveva detto di voler essere pagato solo in rubli dai suoi “nemici”, giusto? Bene, Gazprom, società che gestisce il gas russo, ovviamente controllata dal Cremlino, accetterà pagamenti in valuta estera attraverso la società controllata GazpromBank, che poi provvederà alla conversione di valuta per permettere il pagamento finale al Cremlino stesso. Detto fatto: il gas continua ad arrivare a noi, i soldi continuano ad arrivare a Putin.

La guerra in Ucraina è sicuramente solo uno dei tanti problemi che affronta il mondo moderno, ma è anche quello con le maggiori implicazioni geopolitiche, specialmente per noi Europei, così colpiti delle conseguenze del conflitto; ma la sensazione è che si stia andando nella stessa direzione della questione della Crimea: “sì è grave, ma in fin dei conti non sono fatti nostri”. L’opinione pubblica influenza la classe politica, i leader dei Paesi, elegge Le Pen piuttosto che Macron. Sarebbe utile a tutti continuare ad avere leader col pugno di ferro nei confronti del nostro gigantesco vicino dell’est, che tanto ci disprezza, e che al momento sta perpetrando un vero e proprio genocidio a circa 2000 chilometri da casa nostra.

La preoccupazione di chi scrive, se non fosse ancora abbastanza evidente, è che, presi dalle nostre vite, dai nostri problemi, dai nostri passatempi ma anche dai nostri imprevisti, distratti in qualche modo da qualcosa che ci possa sembrare più vicino a noi, ci dimenticheremo, come abbiamo già fatto, di quello che succede nel resto del mondo nonostante, stavolta, il resto del mondo sia ad un paio di isolati di distanza.

E non fa nulla se tu che stai leggendo te ne disinteressi, non fa niente se me ne disinteresso io: non è importante, abbiamo il diritto di pensare ad altro. L’importante è solo che qualcuno ne parli sempre, perché la mia voce e la tua, unite a quelle di migliaia di persone che condividono questo pensiero, possono orientare le scelte di chi il potere di fare qualcosa lo ha.

E personalmente, io non riesco ad “immaginare un mondo in cui tutti vivono in pace”, non me la sento di “dare alla Pace una possibilità”, come vorrebbe John Lennon: l’essere umano non è fatto per la Pace.

Quello che chiedo è: siate dei terribili esseri umani, uccidete migliaia di uomini per un fazzoletto di terra, per un goccio di petrolio, per qualche tratta commerciale in più. Per me è bestiale, ma sono rassegnato.

Vi chiedo solo questo: non uccidete chi si è arreso, non violentate una ragazza solo perché potete, non gettate civili indifesi in delle fosse comuni, non sparategli alla nuca dopo averli legati, non sterminate intere famiglie, bambini compresi, e non deportateli a migliaia di chilometri dalle loro case. Fatevi la guerra, mandate a morire giovani che non volevano combattere o, se siete soldati come quelli di Bucha a cui, a quanto pare, la guerra piace, uccidetevi tra di voi: già così fate abbastanza schifo. Ma per favore, vi imploro: non aggiungete nei libri di storia, per l’ennesima volta, la parola “Genocidio”.

“Caratteristica della maggior parte degli uomini è di diventar feroci soltanto perché è in loro potestà fare del male”, Nathaniel Hawthorne

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